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di Blue Fairy
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sabato 07 marzo 2009 |
Offuscata dalla paura e dall'incertezza, navigo in un modo fatto di nebbia. Sento gli aghi del buddio trapassarmi la pelle. Persa in un orizzonte latteo, tutto mi appare amaramente sfocato. I miei passi ciondolanti mi echeggiano nella mente, come profondi colpi su di un vuoto abnorme. Come riuscirò a trovare la strada dentro questo deserto di paure oscure? |
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di Blue Fairy
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giovedì 15 gennaio 2009 |
Continuava a fissarmi. Lui era seduto dall'altra parte del tavolo, qualche posto sulla mia destra. Costantemente sentivo i suoi occhi su di me. Ero imbarazzata e non riuscivo a comportarmi con naturalezza. Ogni volta che giravo la testa da quella parte incontravo i suoi occhi neri. Tenevo la testa bassa e ogni volta che qualcuno della tavolata mi rivolgeva la parola rispondevo con un tono neutrale, senza usare troppe parole. La serata passava in allegria per i miei nuovi colleghi e collaboratori, ma per me era una tortura. Nessuno, almeno credo, si accorgeva di quello che succedeva. Sara, seduta al mio fianco, che mi conosceva da un po' di più degli altri, mi chiese se era tutto a posto. Io annuii, cercando di fare un sorriso, dicendo "Sono solo un po' stanca, tutto qua. Mi devo ancora abituare al nuovo ritmo". |
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di Blue Fairy
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venerdì 05 dicembre 2008 |
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Mi aveva aperto la porta con addosso solo il perizoma e il reggiseno. Io ero rimasta sull'uscio imbambolata, a guardarla mentre mi stava dando le spalle dicendo frettolosamente di non badare alla confusione che c'era in casa, mostrandomi il sedere rotondo. Lì per lì sono rimasta ferma chiedendomi se potevo o dovevo entrare. Dopo un momento di smarrimento feci qualche passo in avanti, chiudendo dietro di me la porta.
La sua casa profumava di fiori secchi e incenso, e si vedeva subito che era abitata da sole donne. Di certo non era come casa mia, un guazzabuglio medioevale di cianfrusaglie e vestiti sparsi, ma aveva quel non so che di vissuto, facendo trasparire il carattere di ogni persona che ci viveva. Mi tolsi la giacca e me la tenni tra le mani, non sapendo quasi che farmene. Intanto era tornata con addosso una maglietta gialla, tirandosi su i jeans scuri. I capelli corvini che le arrivavano alle spalle, non più legati a coda di cavallo come la vedevo sempre in ufficio. Lì per lì mi sembrò quasi un'estranea. |
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