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Black eyes PDF Stampa E-mail
di Blue Fairy   
giovedì 15 gennaio 2009
Active ImageContinuava a fissarmi. Lui era seduto dall'altra parte del tavolo, qualche posto sulla mia destra. Costantemente sentivo i suoi occhi su di me. Ero imbarazzata e non riuscivo a comportarmi con naturalezza. Ogni volta che giravo la testa da quella parte incontravo i suoi occhi neri.
Tenevo la testa bassa e ogni volta che qualcuno della tavolata mi rivolgeva la parola rispondevo con un tono neutrale, senza usare troppe parole. La serata passava in allegria per i miei nuovi colleghi e collaboratori, ma per me era una tortura. Nessuno, almeno credo, si accorgeva di quello che succedeva. Sara, seduta al mio fianco, che mi conosceva da un po' di più degli altri, mi chiese se era tutto a posto. Io annuii, cercando di fare un sorriso, dicendo "Sono solo un po' stanca, tutto qua. Mi devo ancora abituare al nuovo ritmo".

 

Perché mi sentivo così in imbarazzo? Perché mi comportavo in quella maniera?Non riuscivo a capacitarmene. Io pensavo e rimuginavo mentre il resto della compagnia beveva e si divertiva tra una portata e l'altra. Io ero come un'estranea, lasciata in disparte come un piatto freddo. Uno dei ragazzi, che aveva bevuto qualche birra in più, mi disse di sorridere e che dovevo godermi la serata in un modo che trovai quasi da presa per il culo, generando qualche risata.

Decisi di andare in bagno per togliermi quella sensazione sgradevole di dosso. Anche se era tardi il ristorante era ancora mezzo pieno e i camerieri correvano ancora di tavolo in tavolo. Mentre camminavo mi guardavo intorno, notando che la sala che ci avevano dato solo era leggermente staccata dal resto del locale in modo da non disturbare gli altri ospiti. Una volta in bagno mi detti una rinfrescata e cercai di rimettere a posto le idee. Pensai che la situazione poteva essere causata veramente dalla stanchezza, anche se non ne ero tanto convinta. Feci un respiro profondo e uscii dal bagno.

Mi bloccai sulla porta. Davanti a me, nel corridoio, cera lui che mi sorrideva. "Ah, allora è tutto a posto!" mi disse, "Mancavi al tavolo da un po' e mi ero chiesto se andava tutto bene."

Abbassai gli occhi per non aver ancora quella orrida sensazione di impotenza e dissi "Tutto bene, sì. Grazie per l'interessamento"; a testa bassa mi feci avanti per passare ma lui mi bloccava la strada.Inevitabilemente lo guardai in volto. Quell'espressione di totale sicurezza mi disarmava. La mia voce si fece sottile e, quasi bisbigliando, dissi "Mi feresti passare, per cortesia...?" Lui torreggiava davanti a me nei suoi quasi due metri di altezza, le sue spalle larghe, le braccia lunghe, il suo petto scolpito, le sue mani grandi. Eravamo a pochi centimetri di distanza l'uno dallaltra. Il mio cuore batteva all'impazzata, mentre il mio volto prendeva fuoco. Un brivido mi percorse il basso ventre fino arrivare al collo facendomi quasi sussultare. Ero mortalmente attratta da lui! Non ci potevo credere. Era una cosa che non mi succedeva più da due anni, per un uomo.

 Si fece ancora più vicino e mi baciò a fior di labbra, rimanendo vicinissimo e guardandomi negli occhi. "Mi fai impazzire...", sussurrò. Con un braccio mi cinse in vita mentre con l'altro le spalle, con un movimento rapido e passionale, baciandomi con tutta la passione che aveva in corpo. Dopo qualche secondo di confusione mi ripresi e il volto di lei si fece vivo nella mia mente. Mi puntai con le braccia e lo discostai da me. "No, non voglio", dissi. Trattenevo a stento le lacrime. "Non voglio, lasciami in pace! Sono già impegnata...", quasi alzando la voce, "Ora lasciami andare!. Ma il mio tentativo di intimorirlo non ebbe successo. Al contrario la sua sicurezza e motivazione si fecero ancora più forti e si avvicinò stringendomi all'angolo.

"Sei la donna più bella che io abbia mai visto e voglio che tu sia mia", dichiarò con autorità. Mi prese di peso. Mi scappò un gridolino sommesso. Le sue braccia erano forti, il suo abbraccio infuocato. Mi faceva sentire come da tempo non mi ero sentita. Una sensazione strana, ma intrigante mi pervase. Cercai invano da liberami dall'abbraccio, ma la sua lingua cercava la mia e alla fine cedetti alla tentazione. Mi spinse dentro al bagno chiudendo la porta. Sentivo il suo affare ingrossarsi, appoggiato al mio ventre. Il suo fuoco ardeva alto e indomabile e io ero alla sua totale mercé Mi aprì la camicetta cercando i miei seni con la lingua, mentre la sua mano si intrufolava sotto la gonna. Sentivo la sua mano calda. Sussultai di piacere. Mi fece sua in quello stretto bagno. Fu un incontro veloce ma passionale, come nei film.

Tornammo al tavolo come se niente fosse. I festanti non si erano neanche accorti della nostra mancanza. Sara mi chiese perché ci avevo messo così tanto e dissi che avevo incotrato lui mentre ero di ritorno e che ci eravamo fermati a chiacchierare fuori dalla confusione del tavolo. La mia bugia non aveva tanto fondamento. Capii che aveva inteso qualcosa, ma rimase zitta e annuì tornando aseguire i discorsi del tavolo. In quel momento pensai a lei. Il suo viso era fisso nella mia mente e mi resi conto della cazzata assoluta che avevo fatto. Avevo tradito il mio più grande amore.

Come potevo affrontare il suo volto dopo averla tradita? Come potevo guardare ancora i suoi cristallini occhi grigi senza sentirmi in colpa? Tutte queste domande infuriavano nella mia testa come un uragano, tanto che prese a girarmi la testa vorticosamente. Volevo un sorso d'acqua, ma le mani tremavano e feci cadere la bottiglia sulla tavola, generando scompiglio. Qualcuno rideva, altri si occupavano di asciugare quel casino alla bellemmeglio. Tutti mi guardavano e io mi sentivo piccola piccola.

I suoi occhi erano su di me di nuovo e sul suo volto c'era un'spressione soddisfatta, come di vittoria. Sapevo che avrei dovuto lavorarci insieme per tutto il prossimo giorno: la prospettiva mi terrorizzava.

 

 

 
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